Sito Ufficiale di Paul Michael Glaser

 

“La nostra capacità di amare è il nostro più autentico potere, il nostro più

grande potere come esseri umani” PMG

 

UPDATED
July 1, 2007

“LIFETIME ACHIEVEMENT AWARD”

 

dal Phoenix Body Positive!

 

(“UN PREMIO AI SUCCESSI DI UN’INTERA VITA”)

 

 

 

Il 12 maggio 2003, fu consegnato a Paul Michael Glaser un Lifetime Achievement Award durante una cena di beneficenza alla presenza circa 900 persone, dal “The Phoenix Body Positive”, il più grande programma di esperimenti clinici privatamente sostenuto nel Sud Ovest.

Congratulazioni Mr.Glaser per la ben meritata onorificenza. I suoi sforzi umanitari in favore dei bambini e della lotta contro l’HIV/AIDS in tutto il mondo, sono testimonianza della sua forza, del suo carattere e del suo cuore. La citerò qui dicendo:

 “….seguite il vostro cuore e sappiate che qualunque siano i vostri progetti, i vostri scopi, i vostri sogni, la vita vi porterà in direzioni che mai neanche avreste immaginato” e non è stata la sua vita uno stupendo regalo e un incredibile viaggio?

 

LARRY KING: C’è un uomo che ci ha reso fortemente consapevoli del problema dell’Aids. Voi lo ricordate come Starsky in “Starsky e Hutch” (un membro del pubblico urla “Paul!”), ma io lo conosco come marito della scomparsa Elizabeth Glaser, morta a causa dell’Aids. Dio…è , dal 1988…sembra ieri, ieri. In sua memoria egli avviò la Elizabeth Glaser Pediatric Aids Foundation e noi siamo orgogliosi di rendergli onore. Signore e signori, il Body Positive Life Time Achievement Award a Paul Michael Glaser!

 

(Paul si avvia verso il palco dal suo tavolo passando attraverso gli ospiti che in piedi applaudono in suo onore)

 

 PAUL: (sul palco allunga il braccio e stringe la mano di Larry King) (rivolto a Larry…) Grazie e altrettanto a te.

 

(al pubblico che applaude) Grazie. Molte grazie…ah, grazie. Io volevo…ah…ah….HI (guardando qualcuno di fronte a lui)…Io giusto volevo ah , ah…correggere una cosa. Elizabeth ha creato la Fondazione con due amiche, spesso mi chiedeva che cosa io pensassi riguardo alle cose…e io glielo dicevo e poi lei non mi ascoltava in alcun modo (un piacevole largo sorriso…) e ciò non faceva alcuna differenza, ma LEI sviluppò la Fondazione. Non fu prima della sua scomparsa che io diventai Presidente, e fu così fino a sette anni fa e così lei, ah, grazie per quella stupenda e affascinante introduzione Larry, ma io non ho avviato la Fondazione e vorrei che questo fosse chiaro.

 

PAUL:…Perciò…come va stasera?? (applausi dal pubblico)

Non so voi, ma io sto trasudando dalla camicia (gesticola con giacca e cravatta). E’ un po’ caldo. Bene, grazie. Molte grazie per il vostro benvenuto e per il fatto di avermi concesso questa piacevole onorificenza.

E’ un piacere essere qui. Mi trovavo qui a Phoenix il 4 aprile per giocare a golf, ah, si potrebbe chiamarlo così…e ah, è sempre una gran cosa venire qui, è proprio bello. (Parte un piccolo applauso, Paul si guarda intorno).

Voi state applaudendo a voi stessi, perciò andate avanti, voi vivete qua (risate)

Spero di condividere con voi stasera qualcosa di valore per me…um certamente è di valore per voi, ed è certamente stato significativo per me condividerlo con voi…

Ah! Un uomo di 34 anni, (dei piatti cadono e Paul si gira)…ah… ce li hai sotto controllo? …Un uomo di 34 anni, estremamente di successo negli affari, ha racimolato più di 20-25 milioni di dollari negli ultimi 5 anni, è anche una persona avida, ben educata e un buon giocatore di golf con un handicap (1) molto basso…e ottiene un tee time [specifico orario per iniziare il turno di battuta] all’Augusta National …e non è cosa da poco… poche persone lo ottengono. In un giorno stabilito, lui si trova là il mattino presto e incontra il suo ospite. Un uomo attempato, del sud, settantenne, e dopo qualche momento di allegria e il riscaldamento, essi passano ad effettuare il primo colpo. E il signore anziano, essendo un ospite cortese, gli offre di colpire per primo. E il più giovane suggerisce di fare una scommessa. L’anziano dice “Facciamo 10 cents per le prime nove buche, 10 cents per le seconde nove buche e 10 cents per la buca più importante”. Un “dime” 3 percorsi, il più anziano annuisce e il più giovane dice “Sa, non è per vantarmi, ma negli ultimi 3 anni, ho preso più di 25 milioni, ho un handicap basso e questo è l’Augusta National. Giochiamo per qualcosa di più eccitante”.

Così l’anziano dice “Ok”, tira fuori dalla tasca 25 cents, li lancia in aria , li afferra strettamente nella mano e dice “Ti sfiderò per un milione proprio qui e proprio adesso !” (risate dal pubblico). L’uomo più giovane guarda fisso senza parole e a bocca aperta e l’anziano ripone la sua moneta e suggerisce di rimanere sul “dime” per tre percorsi (risate). L’uomo più giovane conclude a 94….18 sopra il suo handicap!!!

Mi ricordo di un libro che affermava una teoria dell’evoluzione nel raccontare storie.

In esso, due uomini preistorici, pre-cavernicoli, stavano seduti attorno ad un fuoco nel bel mezzo della notte, nell’oscurità…nero come la pece. Tutto intorno a loro i rumori di tutti quelli che si sarebbero arrischiati ad avvicinarsi per mangiarli. I due uomini erano pietrificati. Poi uno di loro raccoglie una pietra e batte questa contro un altra pietra (Paul batte le mani simulando le due pietre) e poi lo fa nuovamente. Questa volta il secondo uomo grugnisce, il primo batte, il secondo “uhh” (Paul batte le mani e grunisce).

 

 

Essi continuano a colpire e a grugnire (Paul batte le mani e grugnisce tre volte) poiché questo li fa sentire meglio, li conforta il fatto di essere loro la causa del rumore, poiché possono vedere e sentire ciò che sta accadendo. E il loro duetto fa trascorrere loro la notte. 500 anni dopo, circa 40 famiglie stanno distese disordinatamente in una caverna. Essi hanno mangiato troppa carne di tigre, sono pieni e nessuno di loro sembra disposto a sedersi intorno alle rocce e grugnire.

 

Così essi scelgono qualcuno che faccia questo per loro e quella persona diventa il capo, il sacerdote, il rabbi, il narratore di storie che parla per loro e a loro e afferma la loro comune condizione e la loro capacità di sopraffare la loro paura della morte. In seguito, l’uomo comincia ad usare la tradizione orale per raccontare storie come un mezzo per trasmettere informazioni da una generazione alla successiva. Tuttavia, l’esigenza per la storia rimane la stessa anche oggi. Malgrado tutto il nostro progresso civile, la tecnologia nella scienza e nella medicina, noi ancora affrontiamo lo stesso problema, ricchi, poveri, neri, bianchi, gialli, cristiani, ebrei, buddisti, islamici, agnostici, dal momento della nostra nascita, l’animale in noi sa ad un livello cellulare che l’orologio biologico è partito e che noi moriremo. Il nostro pensiero, il nostro ego immediatamente dice : “Stiamo scherzando? Non posso in alcun modo accettare il concetto che non ho assolutamente potere su questa cosa inevitabile”. A questo livello cellulare, a questo livello animale, noi conosciamo la nostra paura della morte e tuttavia le nostre menti passano l’intera vita a lottare per creare una qualunque illusione, siano esse mitologie, religioni, credenze, filosofie, identificando per qualità e quantità i nostri pregi come i migliori a cui guardare , più accorti, più legittimi rispetto a quelli degli altri esseri umani, governando sistemi come fossero i migliori, i nostri possessi come solo nostri, i nostri palazzi come i più alti, le nostre macchine come le più veloci, le nostre armi come le più mortali, i nostri sistemi di vita i più veri.

Qualunque cosa che supporti l’illusione di avere qualche forma di controllo sulla nostra vita e quindi…sulla nostra morte. Se guardiamo inoltre alla nostra storia su questo pianeta, il bisogno istintivo di nutrirci e procreare, ogni nostra energia è stata rivolta in questa sola direzione… cioè “Come riconciliare il nostro vivere con il nostro morire”.

 

I nostri grandi Maestri, che sono i nostri grandi narratori di storie, Cristo, Mosè, Maometto, Buddha ed altri, hanno trovato una risposta alla nostra condivisa paura della mortalità. Essa pervade tutti i loro insegnamenti. Insegnamenti che inizialmente furono tramandati, interpretati, reinterpretati più volte nelle nostre tradizioni orali del raccontare storie e più tardi ancora nuovamente reinterpretati. Scritti in parole, poi successivamente custoditi gelosamente nei rituali, nell’abbigliamento, nelle politiche e nella burocrazia delle moderne religioni, e per quanto diversi questi sistemi di credo possano sembrare nella sostanza , essi forniscono la stessa risposta.

 

 

Voi siete venuti qui perché avete identificato un bisogno comune…in questo caso si tratta di una battaglia per curare, sopraffare, contenere l’ HIV/AIDS. Siete venuti qui con la precisa intenzione di fare qualcosa per affrontare questo flagello nel mondo e per combattere la paura. Siete qui insieme al fine di riconoscere che potete fare la differenza e voi la fate…voi l’avete fatta…e voi potete…e voi vorrete con il vostro generoso supporto, il vostro duro lavoro e il vostro riconoscere ciò che i governi del mondo hanno troppo a lungo cercato di ignorare (applausi). Tuttavia, oltre questo, un motivo oltre questo, in un atto di comunione e compassione, il vostro fatto di venire qui insieme realizza qualcosa di anche più grande. Esso racconta una storia. Una storia non soltanto per quelli infettati e sofferenti per l’HIV/AIDS, ma una storia per voi stessi…una storia che passerete ai vostri figli, ai figli dei vostri figli. E’ la storia dell’essere in grado, di fronte alla nostra paura, di riconoscere la nostra comunione, la nostra unità con il resto dell’umanità, la nostra capacità di provare compassione, di sperimentare i nostri cuori e il nostro amore riconoscendo effettivamente la nostra unione con i nostri simili…nel confronto con la nostra paura. Questa non è poca cosa, poiché l’HIV non è il primo e sicuramente non sarà l’ultimo dei flagelli per l’umanità. A causa dell’esplosione demografica, dei viaggi aerei, dell’inquinamento e dell’esaurimento delle limitate risorse della Terra, migliaia di specie di vita stanno morendo poco a poco ogni giorno. Queste specie ospitano molte forme di vita, le quali devono trovare altri ospiti , altri modi per sopravvivere e molte di queste forme stanno vivendo da molto più tempo che gli esseri umani. Nel competitivo mondo esistenziale, c’è da scommettere che esse continueranno a fare questo. Ora, il virus HIV potrebbe essere una di tali forme, la SARS – sindrome acuta respiratoria – forse la più recente. Questi sono virus che hanno imparato ad adattarsi, a mutare al fine di sopravvivere in questo affollato pianeta. Potrebbe benissimo essere che il virus della SARS proprio oggi stia mutando. Il prossimo potrebbe impiegare la metà del tempo ad incubare, infettare ed espandersi se questo è ciò che è necessario a quel particolare virus per sopravvivere. E guardate a come noi reagiamo alla SARS con morti nell’ordine delle centinaia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità si sforza di tenere in quarantena milioni di persone, a dispetto di un iniziale rifiuto ormai fortunatamente superato. La SARS è così istantanea in questo attacco e ha minacciato devastazione, non tanto facile da smentire quanto invece l’HIV che impiega un tempo più lungo, talvolta anni, per manifestare le sue capacità distruttive, mostrando per tutto il tempo la misteriosa capacità di mutare, adattarsi, sopravvivere alle medicine con cui lo controbattiamo.

Per anni la Pediatric Aids Foundation ha ravvisato che Paesi come la Russia, l’India, la Cina e molti altri più piccoli non hanno le strutture per diffondere le informazioni o i medicinali o per stimare accuratamente le loro percentuali di infezione. Essi hanno sottostimato i loro numeri, e perciò l’incombente devastazione a cui noi tutti siamo vulnerabili, socialmente, sanitariamente, economicamente e spiritualmente.

Malgrado 15 anni di continuo rifiuto da parte dei leaders dei nostri governi, la logica ci dice che questa è una battaglia permanente. Questo è il percorso di vita e di morte del nostro pianeta. I nostri grandi Maestri, i nostri narratori, hanno studiato, imparato riguardo alla paura, e qui è dove essa diventa importante, così importante (guardando verso settori del pubblico), così importante. Essi hanno imparato che per allontanarsi dalla paura le nostre menti devono negare la sua presenza attraverso la nostra collera, la nostra ira, il nostro odio, la nostra intolleranza, il nostro fanatismo e con tutte le manifestazioni della nostra depressione, autoindulgenza, orgoglio, invidia, odio di se stessi… un inferno.

Essi hanno compreso che quando noi possiamo riconoscere la nostra paura, perdonare noi stessi e la nostra incapacità di affrontare la nostra mortalità, allora noi possiamo trovare compassione per noi stessi nel nostro unico umano dilemma di dover conciliare il nostro vivere con il nostro morire. E, in questa compassione, possiamo trovare i nostri cuori, il nostro amore per noi stessi e di conseguenza l’amore per i nostri simili. E ancora, essi hanno compreso che senza paura, senza dover superare la paura dentro le nostre vite, noi non riusciremmo a sperimentare la nostra compassione, il nostro cuore, la nostra capacità di amare. Essi hanno capito che noi potremmo fare progressi nella nostra umanità, pervenire ad un punto di consapevolezza, ad un punto di consapevolezza che potrebbe permetterci di identificarci con la nostra paura. Non per dire “ho paura”, “ho paura” come se quella fosse la mia identità, come se fosse tutto quello che sono, ma piuttosto per dire “è una parte di me”, è una parte di me che ha paura. E che c’è un’altra parte di me che può vedere quello che mi sta succedendo e quella parte che può vedere ciò, quella parte può vedere tutte le altre parti di me, quella parte può osservare me mentre penso, sento, sono qui in piedi e vi parlo…quella parte di voi che è in grado di vedere voi stessi, proprio ora, mentre mi ascoltate, quella parte di noi, quel posto della consapevolezza è quello che noi veramente siamo, la parte di ognuno di noi che ci permette di vedere quell’altra parte che ha paura. Quella parte, quella parte allora ci permette di avere compassione per noi stessi in questa nostra difficile umana situazione. Quella parte che ci permette di onorare la nostra paura come un cammino, un mezzo del nostro cuore che ci consente di capire che senza la nostra paura non c’è amore e senza il nostro amore non c’è nessuna paura, ci permette di capire che la nostra paura è qui per un motivo.

Di fronte alla nostra paura, la nostra capacità di abbracciare l’HIV, la SARS e qualsivoglia altro attacco, come opportunità per noi di sperimentare noi stessi come una sola “persona”, un unico pianeta, è la nostra salvezza. Queste opportunità, le nostre opportunità e la nostra capacità di aprire gli occhi alla fame, alle malattie, alla sofferenza, al disprezzo per il nostro pianeta e per gli uni gli altri reciprocamente, è l’unico nostro cammino futuro. Queste non sono belle parole da lasciare per i sermoni domenicali o per qualche sognatore. Queste sono verità del nostro potere se avessimo noi il coraggio di riconoscerle. Se possiamo imparare che questa paura non è nostra nemica, che essa esiste per una ragione, questo ci renderà più forti. Se scegliamo di non rifiutarla o ignorarla, se scegliamo di accettarla, noi troveremo attraverso di essa la nostra compassione e allora…..tutte le cose diventano possibili.

 

Vi ringrazio di questa onorificenza. Devo ancora realizzare i raggiungimenti di un’intera vita. Per lo meno, spero sia stato il caso. Ciò che forse ho raggiunto è la consapevolezza di ciò che mi piacerebbe raggiungere, perciò, per questa “estensione”, vi ringrazio. Per l’esempio che portate a tutti noi come per quello che può essere fatto, vi ringrazio e vi chiedo solo…..che facciate di più….Possiamo sempre fare di più…Grazie!

(Tutti in piedi in ovazione quando Paul lascia il palco)

 

 

 

 

 

 

 

(1) Nel golf per consentire a giocatori meno dotati di poter competere il più possibile ad "armi pari" con giocatori più bravi, si utilizza il sistema "a vantaggio" comunemente chiamato " ad handicap".

In sostanza, meno un giocatore è bravo, più colpi gli sono concessi per chiudere ogni buca.

 

 

 

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